Venerdì, 18 Maggio 2018 09:34

Songs for Breathing

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Immaginiamoci, soltanto per un attimo, che per un qualche effetto strano, magia o esplosione nucleare, un bel momento io perda il mio corpo e di me non rimanga che un’unica piccolissima molecola. Non bisogna immaginare che si tratti dell’anima, il corpo mollato sulla seggiola come dei vestiti smessi e l’anima, con tutte le sue intenzioni e desideri, che esce dal corpo e si appoggia sul soffitto in attesa di centrare la finestra per puntare diritta al cielo stellato. Avevamo detto molecola: di me niente è restato nella stanza a parte questa singola molecola, per esempio una molecola di glutammato di sodio. E la molecola, che è leggerissima, resta lì per un sacco di tempo nell’aria della stanza in sospensione. Non sale e non scende. E così passa il tempo, e passa dell’altro tempo; la mia molecola rimane sempre lì, in mezzo alla stanza in sospensione. 

Ma ecco che a un certo punto qualcuno entra nella stanza, vede un impianto stereo, e vede di fianco all’impianto stereo un bel CD di sonate di Brahms per clarinetto e pianoforte. Lo infila nello stereo e pigia Play. E la musica va. E va anche la molecola. E così, per la mia molecola restata, la musica sarebbe un modo di farsi dei gran viaggi, prima ti sbatte un po’ in su, poi sbatte giù, ti tira due metri a destra a gran velocità, poi ti lascia lì a galleggiare di nuovo in mezzo alla stanza. Un misto di paracadutismo, parapendio e aliante, ma a brividini e senza rischiare la pelle. E la mia molecola, che ormai si è abituata ai suoi viaggi, aspettando che l’idiota, che adesso è andato fuori a fare delle sue faccende, torni nella stanza a metter di nuovo su il cd, sarebbe nello stato di uno che fra tre giorni deve partire per un mese di vacanze in Lituania, tutta smaniosa. E invece il giorno dopo, magari, l’idiota arriva e mette su la settima di Mahler, e la povera molecola viene sbattuta di qua e di là, contro le pareti, perde anche due o tre atomi, finisce per terra, poi sbatte sul soffitto. Ma finalmente suona il campanello. È arrivata la morosa dell’idiota, che è più delicata dentro, toglie  Mahler e rimette le sonate di Brahms, e via che di nuovo si viaggia con più garbo. E la mia molecola è di nuovo tutta contenta.

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Mercoledì, 20 Aprile 2016 00:00

...à bout de souffle

NYKY trio (dal finlandese nykyajan, contemporaneo) è nato nel 2009 per l'interesse dei suoi componenti verso le forme espressive più attuali.
La particolarità di questa formazione da camera, per cui il repertorio preesistente è davvero esiguo, ne ha caratterizzato il percorso artistico: la maggior parte dei brani da loro interpretati in questi anni, sono il frutto di un contatto diretto con i compositori e di una collaborazione continuativa con gli stessi. Il trio vanta innumerevoli brani loro dedicati e prime esecuzioni assolute.
..à bout de souffle.. riflette l’eterogeneità e la ricchezza di prospettive che contraddistinguono la scena musicale contemporanea.

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Mercoledì, 23 Marzo 2016 12:47

Oddities

Sarà perché l’album si apre con un’intrigante altalena arpeggiata sulle sette note del modo dorico di Do (arpeggio che per ragioni troppo lunghe da spiegare mi è molto familiare), ma quando ho ascoltato per la prima volta questi sette pezzi è stato come ritrovarmi in un paesaggio amichevole o addirittura confortevole, rassicurante, vicino casa. Attributi che però, associati alla musica, ormai da generazioni suonano quasi un insulto. Rassicurante? Pacificato? Nella lunga, interminabile stagione del dopo-Adorno termini del genere erano epiteti infamanti per qualsiasi genere musicale. Per qualcuno lo sono ancora, eppure, oggi, è proprio in conseguenza di questa lunga stagione che occorre ricostruire una lingua nuovamente accessibile, che non ripudi, ma anzi metabolizzi e ricomponga le mille devastazioni e illuminazioni attraverso le quali siamo passati nei decenni passati.

Leo Spitzer, il grande critico letterario, un giorno stava alla scrivania immerso nei suoi studi. Entrò un amico e gli chiese: “Stai lavorando?” “Nient’affatto, rispose, mi sto divertendo”. Risposta quasi scandalosa in epoca di modernità .

Il modo in cui lavorano i quattro di Oddities ha qualche analogia con questo episodio. La loro musica ricuce un tessuto fatto di arrangiamenti essenziali, temi sfrondati, diretti, il groove genuinamente funky di Open Key, le distensioni liriche di Sink Into Me, le fiammate di Cat Rondò. Ma anche la sobrietà di Once I Loved di Jobim, unico ma significativo standard del mazzo, reso con una saggia curvatura espressiva, che tocca un apice rovente per poi acquietarsi, forse – se stiamo al titolo – al ricordo dell’amore trascorso.

Non so se del jazz si possa dire che è jazz “acqua e sapone”, eppure, nonostante la presenza qua e là del pianoforte elettrico vagamente vintage, è un po’ questo il senso: niente coups de théâtre e grand guignol, centrometrismi improvvisativi e adrenaline virtuosistiche. Ma neanche manierismi da mainstream o sdilinquimenti lounge. Controllo, invece: un interplay empatico e un dosaggio sapiente (spontaneo si direbbe quasi, se la parola non fosse un filo troppo naïf) dei registri e delle dinamiche, delle intensità e delle temperature. Loro si divertono. E se poi, qualcuno si diverte anche fra chi ascolta, pazienza.

Giordano Montecchi

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Domenica, 06 Marzo 2016 18:30

Music Talk - Marco Dalpane e Angelo Adamo

MUSIC TALK

Domenica 6 marzo 2016 - ore 18,30

Angelo Adamo [armonica cromatica]

Marco Dalpane [pianoforte]

L’etichetta discografica a Simple Lunch in collaborazione con iil Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna presenta una rassegna di concerti e incontri con il pubblico. Un momento unico per condividere la vivacità di una scena musicale estremamente articolata e vitale.

Angelo Adamo, all'armonica cromatica, è accompagnato al pianoforte da Marco Dalpane, uno dei fondatori dell'etichetta a Simple Lunch. Sarà un'occasione per ascoltare dei brani dal loro lavoro in duo, ma anche per delle anticipazioni che riguardano il prossimo cd in solo di Adamo, di prossima pubblicazione.

Angelo è un ciclone, una massa di energia in movimento. Quando mi ha chiesto di dargli le mie musiche per lavorarci sopra, per un po’ ho resistito. Sapevo che se le sarebbe divorate e digerite, e me le avrebbe restituite chissà come. È passato qualche anno poi mi è sembrato che nel lavoro che stavo facendo su Buster Keaton ci fosse spazio abbastanza per accogliere il talento sconfinato e le mirabolanti invenzioni della sua armonica. In Brother Buster ci sono un po’ di temi che ho scritto per il film The General, escudendo quelli legati alle scene di massa, alle battaglie, agli eventi epici raccontati dal film. È quindi un ritratto di Keaton alle prese con le ambiguità e gli equivoci della realtà, con gli accadimenti più imprevisti cui sempre risponde con invenzioni geniali e paradossali. Fratture, equilibri instabili, cambi di direzione, ma anche ostinata tenacia e geometrica tensione. (md)

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Martedì, 17 Novembre 2015 13:17

Lessico di Hiroshima

Raccontano i testimoni che quella mattina il sole splendeva
e il cielo sopra Hiroshima era di un azzurro profondo,
e che ciò che videro dopo che quello stesso cielo
era esploso e la terra si era oscurata
supera ogni loro capacità di descrizione.

La catastrofe atomica che, nell’agosto del 1945, si abbatté sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki ha inaugurato una nuova epoca della nostra storia. Mai prima di allora l’uomo era stato capace di liberare una potenza distruttiva di tale forza, al punto da lasciare letteralmente senza parole sia le vittime sia i responsabili dell’azione militare. Ciò che le donne e gli uomini videro a Hiroshima e Nagasaki superò di gran lunga le loro capacità di descrizione. Solo certe antiche rappresentazioni dell’inferno - così riferirono alcuni sopravvissuti - avrebbero potuto rendere vagamente l’idea di quanto quel giorno aveva ferito indelebilmente i loro occhi.

Lessico di Hiroshima prende avvio da un testo di Paolo Miorandi, una manciata di parole naufragate nel vuoto e nella polvere di un mondo andato letteralmente in frantumi. Le musiche composte da Roberto Conz, nate in costante dialogo con il testo, contribuiscono alla costruzione di un paesaggio sonoro poroso
dove note orfane, talvolta solo brevissime trafitture del silenzio, si alternano
a luoghi musicali di maggior respiro in cui talvolta echeggiano reperti trasfigurati
di un’archeologia musicale.

Il testo letterario di Paolo Miorandi è edito dalla Casa editrice Il Margine che ringraziamo per la concessione all’utilizzo dell’opera. 

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Mercoledì, 17 Giugno 2015 12:26

Lost Songs

Lost Songs è un disco prezioso, un viaggio attraverso la musica colta del Novecento, alla ricerca di melodie perdute; splendide canzoni (è giusto definirle così) recuperate e cantate magistralmente da Marta Raviglia e sapientemente orchestrate dal pianoforte e l’elettronica di Simone Sassu. Si va da Erik Satie a Darius Milhaud, da Luciano Berio a Kenny Wheeler, da Duke Ellington fino a una piccola suite originale, composta dagli autori. Un percorso musicale inusuale, a tratti sorprendente (innanzitutto nelle
misurate improvvisazioni) ma coerente nel rigore filologico complessivo. Il risultato è una musica lieve, profonda, elaborata con mente libera e senso dell’umorismo da chi ben conosce le problematiche compositive del secolo scorso ed ha metabolizzato l’esperienza cageana. Un lavoro brillante, come non capita così spesso di ascoltare.

(Patrizio Fariselli)

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Sabato, 13 Dicembre 2014 07:26

La Zona

La zona 
discorso sul mistero 

Paolo Nori legge un suo testo inedito accompagnato al pianoforte da un’ improvvisazione di Carlo Boccadoro.
Birkenau, i rotoli di Auschwitz, Tarkovskij, il bene che si vuole al babbo e alla mamma, discorso sul cambiamento delle cose, Tolstoj, Vonnegut.

un gruppetto di ragazzi un giorno mi han preso da parte mi han detto "Ascolti, noi abbiam sentito, ieri, quel discorso che ha fatto, ci è anche piaciuto, solo che, volevamo chiederle, ma cosa c'entra?", e io li ho guardati, ho allargato le braccia gli ho risposto "Non lo so" (P.Nori)

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Sabato, 20 Dicembre 2014 00:00

Paesaggi Immaginari alla Galleria L'Ariete

musiche di John Cage
Marco Dalpane Pianoforte

Una installazione di opere realizzate per l'occasione dall'artista Vanni Spazzoli in dialogo con gli interventi musicali del musicista Marco Dalpane. Nell'ambito della mostra, Vanni Spazzoli incontrera' il pubblico raccontando i suoi assemblaggi di carte dipinte, strappate e ricomposte in sequenze 'ritmiche' sulla tela. In occasione degli interventi musicali dedicati a Frank Zappa, John Cage, Roberto Conz e J.S.Bach, presentazione dell'etichetta discografica 'a simple lunch'.

VANNI SPAZZOLI su una solida formazione figurativa innesta una tensione pittorica fondata sul valore della materia e sulla pregnanza gestuale dell’immagine. Dagli anni novanta ad oggi e' presente in mostre ed eventi artistici in Italia, Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia. Nel 2009 e' invitato al Premio Marina di Ravenna nella sede del MAR Museo d'Arte della Città di Ravenna. Partecipa su invito alle edizioni 2008 e 2010 della Biennale Roncaglia a S.Felice sul Panaro. Nel 2011 tiene la personale 'Vanni Spazzoli. Magazzino dei ricordi' a L'Ariete artecontemporanea Bologna, catalogo monografico con testi di Eleonora Frattarolo e Claudio Spadoni. Nel 2013 gli è stata dedicata una grande retrospettiva dal titolo 'Vanni Spazzoli, nuovi e antichi racconti' a cura di Claudio Spadoni nella sede degli Antichi Magazzini del Sale a Cervia. Sue opere sono in numerose collezioni italiane e internazionali.

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musiche di Frank Zappa
Marco Dalpane Pianoforte

Una installazione di opere realizzate per l'occasione dall'artista Vanni Spazzoli in dialogo con gli interventi musicali del musicista Marco Dalpane. Nell'ambito della mostra, Vanni Spazzoli incontrera' il pubblico raccontando i suoi assemblaggi di carte dipinte, strappate e ricomposte in sequenze 'ritmiche' sulla tela. In occasione degli interventi musicali dedicati a Frank Zappa, John Cage, Roberto Conz e J.S.Bach, presentazione dell'etichetta discografica 'a simple lunch'.

VANNI SPAZZOLI su una solida formazione figurativa innesta una tensione pittorica fondata sul valore della materia e sulla pregnanza gestuale dell’immagine. Dagli anni novanta ad oggi e' presente in mostre ed eventi artistici in Italia, Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia. Nel 2009 e' invitato al Premio Marina di Ravenna nella sede del MAR Museo d'Arte della Città di Ravenna. Partecipa su invito alle edizioni 2008 e 2010 della Biennale Roncaglia a S.Felice sul Panaro. Nel 2011 tiene la personale 'Vanni Spazzoli. Magazzino dei ricordi' a L'Ariete artecontemporanea Bologna, catalogo monografico con testi di Eleonora Frattarolo e Claudio Spadoni. Nel 2013 gli è stata dedicata una grande retrospettiva dal titolo 'Vanni Spazzoli, nuovi e antichi racconti' a cura di Claudio Spadoni nella sede degli Antichi Magazzini del Sale a Cervia. Sue opere sono in numerose collezioni italiane e internazionali.

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