Immaginiamoci, soltanto per un attimo, che per un qualche effetto strano, magia o esplosione nucleare, un bel momento io perda il mio corpo e di me non rimanga che un’unica piccolissima molecola. Non bisogna immaginare che si tratti dell’anima, il corpo mollato sulla seggiola come dei vestiti smessi e l’anima, con tutte le sue intenzioni e desideri, che esce dal corpo e si appoggia sul soffitto in attesa di centrare la finestra per puntare diritta al cielo stellato. Avevamo detto molecola: di me niente è restato nella stanza a parte questa singola molecola, per esempio una molecola di glutammato di sodio. E la molecola, che è leggerissima, resta lì per un sacco di tempo nell’aria della stanza in sospensione. Non sale e non scende. E così passa il tempo, e passa dell’altro tempo; la mia molecola rimane sempre lì, in mezzo alla stanza in sospensione. 

Ma ecco che a un certo punto qualcuno entra nella stanza, vede un impianto stereo, e vede di fianco all’impianto stereo un bel CD di sonate di Brahms per clarinetto e pianoforte. Lo infila nello stereo e pigia Play. E la musica va. E va anche la molecola. E così, per la mia molecola restata, la musica sarebbe un modo di farsi dei gran viaggi, prima ti sbatte un po’ in su, poi sbatte giù, ti tira due metri a destra a gran velocità, poi ti lascia lì a galleggiare di nuovo in mezzo alla stanza. Un misto di paracadutismo, parapendio e aliante, ma a brividini e senza rischiare la pelle. E la mia molecola, che ormai si è abituata ai suoi viaggi, aspettando che l’idiota, che adesso è andato fuori a fare delle sue faccende, torni nella stanza a metter di nuovo su il cd, sarebbe nello stato di uno che fra tre giorni deve partire per un mese di vacanze in Lituania, tutta smaniosa. E invece il giorno dopo, magari, l’idiota arriva e mette su la settima di Mahler, e la povera molecola viene sbattuta di qua e di là, contro le pareti, perde anche due o tre atomi, finisce per terra, poi sbatte sul soffitto. Ma finalmente suona il campanello. È arrivata la morosa dell’idiota, che è più delicata dentro, toglie  Mahler e rimette le sonate di Brahms, e via che di nuovo si viaggia con più garbo. E la mia molecola è di nuovo tutta contenta.

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