Martedì 16 dicembre, alle ore 21, all'interno di Mediateca Cineclub, una serata speciale di cinema e musica dal vivo: film concerto "Come vinsi la guerra (The General)" di e con Buster Keaton, accompagnamento musicale di Marco Dalpane.

Come vinsi la guerra (The General) 
Regia di Buster Keaton e Clyde Bruckman
Con Buster Keaton, Marion Mack, Glen Cavender, Jim Farley (Usa 1926, 79’)

Accompagnamento musicale dal vivo di Marco Dalpane (piano)


1861, Georgia. Johnnie Gray, macchinista nelle ferrovie, ha due amori: la sua locomotiva (The General) e la bella Annabelle Lee. I nordisti dell’Unione gliele rubano. Da solo, Johnnie li insegue e le recupera entrambe. Ottavo lungometraggio di B. Keaton, l’ultimo che firmò come regista, probabilmente il più visto, uno dei suoi più compatti per l’armonia della costruzione e del ritmo, lo splendore degli spazi aperti, la ricchezza delle invenzioni, la cura maniacale della ricostruzione ambientale (da il Morandini)

The General, da tutti considerato uno dei massimi capolavori della storia del cinema, è un film che esalta lo straordinario genio di Buster Keaton. Un film comico che è anche un trascinante racconto di azione e di avventura.

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Lunedì, 23 Dicembre 2013 11:04

Brother Buster

Angelo è un ciclone, una massa di energia in movimento. Quando mi ha chiesto di dargli le mie musiche per lavorarci sopra, per un po’ ho resistito.
Sapevo che se le sarebbe divorate e digerite, e me le avrebbe restituite chissà come. È passato qualche anno poi mi è sembrato che nel lavoro che stavo facendo su Buster Keaton ci fosse spazio abbastanza per accogliere il talento sconfinato e le mirabolanti invenzioni della sua armonica.
In Brother Buster ci sono un po’ di temi che ho scritto per il film The General, escudendo quelli legati alle scene di massa, alle battaglie, agli eventi epici raccontati dal film. È quindi un ritratto di Keaton alle prese con le ambiguità e gli equivoci della realtà, con gli accadimenti più imprevisti cui sempre risponde con invenzioni geniali e paradossali. Fratture, equilibri instabili, cambi di direzione, ma anche ostinata tenacia e geometrica tensione. (md)

…con i suoi gesti e le sue scelte Keaton non mette in crisi la realtà (come faranno invece i fratelli Marx), ma rivela il proprio esserne messo in crisi – a cui risponde con la più naturale e ovvia disponibilità. Il suo personaggio appare spesso in balia di forze che non riesce né a comprendere, né a controllare, ma non ne fa un dramma. Non si ribella, né cerca di spiegarsele. Le accetta, vi si adegua, e basta. Non è combattivo, né rassegnato – o meglio, è entrambe le cose. Non è un born loser, ma semmai un anti-eore, ben lontano per esempio da Chaplin e da Lloyd (il primo combatte il mondo, ma la sua è solo una vittoria morale, che coincide con una partenza, il secondo vi si integra da trionfatore), ma anche da Tati-Hulot, che rimane sempre fuori dalle cose, che non partecipa, ma osserva. Keaton è un uomo che incontra il mondo e lo fissa con occhi aperti e disincantati,
sa che è inutile aspettarsi che esso risolva i suoi problemi, ma non per questo smette di tentare. E noi ridiamo dei suoi gesti ora maldestri, ora ingenui, ora sofisticati, delle sue sconfitte che sembrano vittorie e viceversa. Della pervicacia con cui ricomincia sempre daccapo, della sua accettazione. Ridiamo insomma della vita. (Giorgio Cremonini)

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