Immaginiamoci, soltanto per un attimo, che per un qualche effetto strano, magia o esplosione nucleare, un bel momento io perda il mio corpo e di me non rimanga che un’unica piccolissima molecola. Non bisogna immaginare che si tratti dell’anima, il corpo mollato sulla seggiola come dei vestiti smessi e l’anima, con tutte le sue intenzioni e desideri, che esce dal corpo e si appoggia sul soffitto in attesa di centrare la finestra per puntare diritta al cielo stellato. Avevamo detto molecola: di me niente è restato nella stanza a parte questa singola molecola, per esempio una molecola di glutammato di sodio. E la molecola, che è leggerissima, resta lì per un sacco di tempo nell’aria della stanza in sospensione. Non sale e non scende. E così passa il tempo, e passa dell’altro tempo; la mia molecola rimane sempre lì, in mezzo alla stanza in sospensione. 

Ma ecco che a un certo punto qualcuno entra nella stanza, vede un impianto stereo, e vede di fianco all’impianto stereo un bel CD di sonate di Brahms per clarinetto e pianoforte. Lo infila nello stereo e pigia Play. E la musica va. E va anche la molecola. E così, per la mia molecola restata, la musica sarebbe un modo di farsi dei gran viaggi, prima ti sbatte un po’ in su, poi sbatte giù, ti tira due metri a destra a gran velocità, poi ti lascia lì a galleggiare di nuovo in mezzo alla stanza. Un misto di paracadutismo, parapendio e aliante, ma a brividini e senza rischiare la pelle. E la mia molecola, che ormai si è abituata ai suoi viaggi, aspettando che l’idiota, che adesso è andato fuori a fare delle sue faccende, torni nella stanza a metter di nuovo su il cd, sarebbe nello stato di uno che fra tre giorni deve partire per un mese di vacanze in Lituania, tutta smaniosa. E invece il giorno dopo, magari, l’idiota arriva e mette su la settima di Mahler, e la povera molecola viene sbattuta di qua e di là, contro le pareti, perde anche due o tre atomi, finisce per terra, poi sbatte sul soffitto. Ma finalmente suona il campanello. È arrivata la morosa dell’idiota, che è più delicata dentro, toglie  Mahler e rimette le sonate di Brahms, e via che di nuovo si viaggia con più garbo. E la mia molecola è di nuovo tutta contenta.

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Domenica, 02 Novembre 2014 16:12

Rituals

Il "Waltz on a Song by Louis Alter" è stato composto per uno spettacolo ideato da Roberto Masotti, dal titolo "Il giro del tavolo", incentrato su una libera rivisitazione, ad opera di Ivan Mazzon, Evan Parker e me stesso, della canzone "You Turned the Tables on Me" di Louis Alter.

Ciro Scarponi, mancato prematuramente anni fa, è stato certamente uno dei più straordinari, ispirati interpreti della musica nuova. Per lui, amico di lunga data, fu scritto il "Capriccio", che qui appare nella sua sensibile esecuzione.

I "Quattro pezzi" per pianoforte a quattro mani (dedicati alla mia ex allieva Caterina Venturelli), dei quali sono qui presenti tre, rappresentano un estratto leggermente rielaborato delle musiche per "i prati del Paradiso", composizione basata su otto poesie di Aldo Palazzeschi, e originariamente scritta per voce recitante, sei strumenti (compreso il pianofore) e giocattoli sonori.
I titoli dei tre brani, che sono poi quelli delle poesie, illustrano come meglio non si potrebbe il clima favolisticamente stralunato della sostanza poetica, che sembra alludere, nel suo tono quasi antiletterario, a esperienze di viata vissuta.
La musica si articola su trame spesso iterative, alternando, come sempre mi accade, tratti modernamente pentacromatici con altri diatonici.

"Secondo improvviso" per pianoforte è dedicato al mio ex allievo Emanuele Torquati.

Howard Skempton. Uno dei compositori contemporanei che più mi ha colpito, e anche influenzato fin dagli anni '70, quando conobbi la sua musica (e successivamente lui personalmente) in occasione di un mio concerto londinese.
In particolare, il suo riuso originale, raffinatissimo, di moduli e aggregati armonici del mondo tonale approda a esiti di sottile fascino.

Come motto introduttivo al suo magnifico pezzo per pianoforte "Wiederkehr" Luca Lombardi ha posto questa fondamentale osservazione di Adorno:
"Rimane comunque aperta la questione della dimensione simultaneità nella musica in generale, che era stata degradata a semplice risultato, a qualcosa di irrelevante e virtualmente casuale".
Questa critica adorniana, che riguarda sia la dodecafonia classica che il serialismo post-weberniano, coglie uno degli aspetti più problematici di quella musica: l'indifferenza armonica.
Il mio pezzo "Risonanze armoniche", come del resto tutta la musica che scrivo, poggia appunto sopra una libera evocazione di specifici climi armonici, derivanti dalla coniugazione del lessico pancromatico con quello diatonico.

"Rituals for the Ryoanji Garden". Questa composizione, scritta su proposta del coreografo e danzatore Alessandro Certini, che ne ha realizzato la prima esecuzione, si ispira ad alcuni aspetti, teatrali, ritualistici e musicali, della cultura artistica giapponese: per esempio il Teatro Nò, la danza Bugaku, l'altra danza femminile, per festeggiare la fioritura dell'albero di ciliegio: "Miyako Odori", i templi buddisti con annessi giardini, la musica Gagaku.
Il titolo del brano evoca il famoso giardino del tempio Zen Ryoanji di Kyoto (già celebrato da Cage, al quale il mio pezzo è dedicato), eleggendolo come luogo immaginario di misteriosi rituali e azioni performative, musicali e coreografiche allo stesso tempo.
Verso la fine del pezzo appare la citazione, in una veste personalizzata soprattutto per quanto riguarda l'aspetto armonico, di una canzone popolare giapponese dedicata ai fiori di ciliegio.

Giancarlo Cardini

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