COMUNICATO STAMPA DEL 08/02/2016

Music Talk

Concerti e dialoghi per orecchie curiose

dal 28 febbraio al 24 aprile 2016

Al Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore, 34 - Bologna - ore 18.30

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

L’ etichetta discografica a Simple Lunch in collaborazione con il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna presenta una rassegna di concerti e incontri con il pubblico. Un momento unico per condividere la vivacità di una scena musicale estremamente articolata e vitale.

a Simple Lunch nasce a Bologna nel 2013 grazie a Marco Dalpane e Riccardo Nanni.
E’ un’iniziativa indipendente e autogestita che offre ai musicisti uno strumento agile ed efficace per dare vita alle loro realizzazioni lasciando autonomia e integrità al loro lavoro: è un luogo dove sperimentare nuovi linguaggi e nuovi modi di relazione tra i musicisti e il pubblico.

“In una barca alla deriva nell’oceano come appare oggi l’editoria e soprattutto il mondo del disco, qualcuno ha deciso di prendere in mano i remi con l’energia di chi ha ancora tanti progetti da realizzare...(Giornale della Musica)

Tutti gli artisti coinvolti hanno pubblicato un disco con a Simple Lunch; molti di loro presenteranno il loro lavoro in anteprima. Ogni concerto sarà seguito da un incontro con i musicisti, una rara occasione per incontrare i protagonisti e dialogare con loro.

La rassegna si apre con La Zona, una lettura di Paolo Nori in cui lo scrittore emiliano, accompagnato al pianoforte da Carlo Boccadoro, affronta alcuni dei suoi temi prediletti intrecciando riflessioni sull'infanzia, memoria della Shoah e passione per la letteratura russa. Si prosegue con un duo di casa: Angelo Adamo, all'armonica cromatica, è accompagnato al pianoforte da Marco Dalpane, uno dei fondatori dell'etichetta a Simple Lunch. Sarà un'occasione per ascoltare dei brani dal loro lavoro in duo, ma anche per delle anticipazioni che riguardano il prossimo cd in solo di Adamo, di prossima pubblicazione.
In odore di jazz la prosecuzione che vedrà il 13 marzo Ah Hum - nome che richiama uno dei capolavori usciti dalla penna e dalle corde del leggendario Charles Mingus – con un eclettico Simone Pederzoli al trombone e Alessandro Betti e Matteo Zucconi che, oltre a suonare rispettivamente chitarra e contrabbasso, dilatano le possibilità del trio con l'utilizzo dell'elettronica live. Con la DFB (Daniele Faraotti chitarra elettrica e voce, Ernesto Geldes alla batteria e Enrico Mazzotti al basso) il rock non esita a confrontarsi con le musiche più colte del '900 con riferimenti che vanno da Stravinsky a John Cage, mentre il 3 aprile con Oddities (Alessio Alberghini al sax contralto, Samuele Garau a pianoforte e elettronica, Enrico Degli Antoni al basso, Giuseppe Risitano alla batteria) si torna dalle parti di un sound più urbano, al confine tra funk e jazz.
Le Lost Songs del duo Marta Raviglia (voce) e Simone Sassu (pianoforte, piano preparato, sintetizzatore) ci accompagneranno in un percorso tra melodie riscoperte in vari angoli della musica colta, con canzoni di Erik Satie, Darius Milhaud, Luciano Berio e Kenny Wheeler, distanti eppure uniti dalla coerenza dell'interpretazione dei due. Se con The Shore (Fabio Mina ai flauti, Marco Zanotti alle percussioni) verranno esplorate alcune modalità del dialogo incessante tra essere umano e ambiente, riascoltando echi di natura in strumenti che provengono da luoghi lontani, il finale con Toroya (Alberto Capelli – chitarra elettrica, Alessandro Altarocca – pianoforte, Gianluca Lione - basso elettrico, Walter Vitale - batteria ) torna a un suono imponente, ricco di groove e di improvvisazione, tra composizioni originali e rivisitazioni di grandi pagine della musica afroamericana (da Hendrix a John Coltrane).

Ma non solo musica.
Le immagini di copertina utilizzate nelle pubblicazioni dell’etichetta sono opere dell’artista
Vanni Spazzoli e gentilmente concesse dalla Galleria L’ARIETE – artecontemporanea

Al Museo internazionale e biblioteca della musica 
Strada Maggiore, 34 - Bologna - ore 18.30 

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

(scarica il comunicato stampa in formato PDF)
(scarica il libretto in formato PDF)

Logo a Simple Lunch
in collaborazione con

Logo Museo e biblioteca della musica di Bologna Museo internazionale
e biblioteca della musica





Paolo Nori e Carlo Boccadoro

Alberto Capelli (Toroya)

Angelo Adamo [armonica cromatica] Marco Dalpane [pianoforte]

Fabio Mina


CALENDARIO DEGLI INCONTRI

Paolo Nori [voce]  Carlo Boccadoro [pianoforte] 

28 Febbraio 2016

Paolo Nori [voce narrante]
Carlo Boccadoro [pianoforte] 

 Angelo Adamo [armonica cromatica] Marco Dalpane [pianoforte]

6 Marzo 2016

Angelo Adamo [armonica cromatica]
Marco Dalpane [pianoforte] 

 Simone Pederzoli [trombone] Alessandro Betti [electric guitar & live electronics] Matteo Zucconi [double bass & live electronics]

13 Marzo 2016 / Ah Hum

Simone Pederzoli [trombone]
Alessandro Betti [chitarra el. & live electronics]
Matteo Zucconi [contrabbasso & live electronics] 

 Daniele Faraotti [voice, electric guitar] Ernesto Geldes [drums] Enrico Mazzotti [electric bass]

20 Marzo 2016 / Daniele Faraotti Band

Daniele Faraotti [voce, chitarra elettrica]
Ernesto Geldes [batteria]
Enrico Mazzotti [basso elettrico] 

 Alessio Alberghini [alto saxofone] Samuele Garau [piano keyboard & electronics] Enrico Degli Antoni [bass] Giuseppe Risitano [drums]

3 Aprile 2016 / Oddities

Alessio Alberghini [sax alto]
Samuele Garau [pianoforte, keyboards & elettronica]
Enrico Degli Antoni [basso elettrico]
Giuseppe Risitano [batteria] 

Marta Raviglia [voce, elettronica] Simone Sassu [pianoforte, pianoforte preparato, sintetizzatori, harpejji] 

10 Aprile 2016

Marta Raviglia [voce, elettronica]
Simone Sassu [pianoforte, pianoforte preparato, sintetizzatori, harpejji] 

 Fabio Mina [ flauti, live electronics] Marco Zanotti [percussioni]

17 Aprile 2016

Fabio Mina [flauti]
Marco Zanotti [percussioni] 

Alberto Capelli [electric guitar] Alessandro Altarocca [hammond, organ, rhodes, clavinet, piano] Gianluca Lione [electric bass] Walter Vitale [drums] 

24 Aprile 2016 / Toroya

Alberto Capelli [chitarra elettrica]
Alessandro Altarocca [pianoforte, keyboards]
Gianluca Lione [basso elettrico]
Walter Vitale [batteria] 

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Martedì, 17 Novembre 2015 13:17

Lessico di Hiroshima

Raccontano i testimoni che quella mattina il sole splendeva
e il cielo sopra Hiroshima era di un azzurro profondo,
e che ciò che videro dopo che quello stesso cielo
era esploso e la terra si era oscurata
supera ogni loro capacità di descrizione.

La catastrofe atomica che, nell’agosto del 1945, si abbatté sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki ha inaugurato una nuova epoca della nostra storia. Mai prima di allora l’uomo era stato capace di liberare una potenza distruttiva di tale forza, al punto da lasciare letteralmente senza parole sia le vittime sia i responsabili dell’azione militare. Ciò che le donne e gli uomini videro a Hiroshima e Nagasaki superò di gran lunga le loro capacità di descrizione. Solo certe antiche rappresentazioni dell’inferno - così riferirono alcuni sopravvissuti - avrebbero potuto rendere vagamente l’idea di quanto quel giorno aveva ferito indelebilmente i loro occhi.

Lessico di Hiroshima prende avvio da un testo di Paolo Miorandi, una manciata di parole naufragate nel vuoto e nella polvere di un mondo andato letteralmente in frantumi. Le musiche composte da Roberto Conz, nate in costante dialogo con il testo, contribuiscono alla costruzione di un paesaggio sonoro poroso
dove note orfane, talvolta solo brevissime trafitture del silenzio, si alternano
a luoghi musicali di maggior respiro in cui talvolta echeggiano reperti trasfigurati
di un’archeologia musicale.

Il testo letterario di Paolo Miorandi è edito dalla Casa editrice Il Margine che ringraziamo per la concessione all’utilizzo dell’opera. 

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Ammetto di non essere un particolare esperto di musica per films e più in generale di cinematografia, perciò non avrei mai potuto sapere facilmente del musicista Marco Dalpane: la mia conoscenza dell'artista si era formalizzata su altri elementi, quelli di giornalista critico ed opinionista, così come risultava dal suo blog tenuto sul Giornale della Musica. Il contatto con lui è stato fonte (per me) di vera contentezza, poichè ho scoperto anche un pianista meritevole, assolutamente lontano dall'impalpabile mondo dei rapporti della musica con il cinema, in cui spesso le premure sono date alle immagini e non alla musica stessa.
Dalpane, dopo molti anni passati nel dar forma al cinema muto, ed in particolare a quello di Buster Keaton, ha deciso di affiancare l'attività musicale con quella produttiva, istituendo un'etichetta netlabel, la "a simple lunch", intuendo la possibilità di poter documentare una realtà non molto evidente del mondo musicale italiano, fatta di tanti artisti poliedrici che ricalcano il nostro panorama e che sviluppano la loro musica in forme frammentate dal punto di vista dei generi. Il suo progetto è ben delineato nel manifesto che si trova a disposizione dei navigatori internet sul sito della A Simple Lunch, dove tra le tanti frasi utilizzate per descrivere lo stile della label, vorrei sottolineare quella dove si dice "...è musica nuova, o riproposta con l'intento di stimolare nuove connessioni e riflessioni....". Non è un'espressione vacua o risaputa, poichè coglie lo spirito con cui Marco ha cercato subito di fissare le direttive della sua netlabel: incidendo il primo numero con "Sound Form", un lavoro nato nell'era matura del post-moderno, il pianista bolognese cattura ed elargisce una sua accattivante visione personale della musica, che è insieme il frutto di una macrobiotica preparazione e di una capacità di far scattare la riflessione emotiva.

"Sound form", concerto realizzato in presa diretta nella palestra Romagnoli di Bologna, segna i confini entro i quali è possibile trovare la sua idea; aiutato da sparute percussioni, una fisarmonica e un toy piano, Dalpane tocca alcuni poli essenziali della musica. Quello che si è sviluppato è un approccio sensorio che al suo interno si nutre di un modello molto american-style: le tecniche di preparazione di Cowell al piano e quelle di Cage alle percussioni, quel gusto popolare che si riscontra nelle colonne sonore di Keaton, il jazz fuso nel rock di Zappa e quello al confine con la new age di Winston, il minimalismo di Nyman e i risvolti post-classici. Il tutto scandito con grande precisione, con aderenza dei temi e cercando di trarre dall'ambiente circostante il benessere dei riverberi e delle soluzioni sonore. 
Rivitalizzare il patrimonio musicale evitando la retorica: è questa la reale novità sulla quale si pongono le coordinate della produzione di altri cinque albums in cui il melting pot tra sonorità accertate ed ambiente sonoro cerca di trovare un accordo circostanziale: il trio di Alberto Capelli/Antonio Borghini/Cristiano Calcagnile, l'armonica cromatica di Angelo Adamo, l'Orchestra Spaziale che rifà Zappa e il flautista Fabio Mina (impegnato anche con molti altri strumenti a fiato etnici) alla ricerca dei suoni del mare (coadiuvato da Zanotti alle percussioni e Markus Stockhausen alla tromba) sono valide espressioni in cui trovare punti di forza allo scopo. 

Di particolare pregio si presenta la registrazione delle composizioni simil-piano di Roberto Conz, "In tua assenza" (per pianoforte campionato ed eseguite da un software di Roberto Conz), un lavoro che affronta il lato più vicino alla musica di Cage: usando un software modificativo che permette di cancellare la nota originale e trasformarla in altre come eco Midi, le "Variazioni Goldberg" di Bach ne escono totalmente rigenerate. Sulla struttura casuale Conz interviene solo sugli accenti, sulle durate o sulle altezze e da un lavoro basato sull'ebbrezza dei canoni e del disincanto dei tempi ritmici barocchi ci si trova dinanzi a qualcosa che somiglia al Webern seriale "......mi trovo lontano da alcune poetiche dell'alea che attendono ad una contemplazione dell'emergere di eventi, sacrali ed intoccabili nel loro accadere. Ciò che davvero mi interessa non è la contemplazione ma, piuttosto, un corpo a corpo con la materia. Tra afasia e parola. In una terra di nessuno...."

Il 15 maggio Dalpane presenterà Sound Form in occasione del festival Angelica a Bologna: penso che sia un'ottima occasione per iniziare a familiarizzare con questa nuova realtà della musica. Sembra che in cantiere ci sono già nuove sorprese.


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intervista di Daniela Tripputi al pianista compositore Marco Dalpane in onda su Enarmonie, programma di musica colta di sabato 15 marzo (h 8.30)

Ci vuole coraggio per fondare oggi un'etichetta discografica. Dalpane ci prova al grido: "Lunga Vita a Frank Zappa!"

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Martedì, 14 Gennaio 2014 12:43

Brother Buster - Recensione su bluestime.it

Intepreti di un mondo spazzato via dalle frenesie del terzo millennio, chi come noi ha vissuto la propria infanzia negli anni '70 può ricordare gli ultimi aneliti del film muto, che passava in televisione già allora a ricordo di tempi ormai lontani. Chiudendo gli occhi, si rivivono le atmosfere caratterizzate dal triste feeling che l'espressione di Buster Keaton (uno tra i più malinconici nella schiera degli attori comici) era in grado di trasmettere, pur nelle occasioni più stravaganti ed esilaranti, tipiche del genere cinematografico del tempo.
La produzione di MARCO DALPANE si rivela quindi di ottima fattura, anche se deficitaria della parte grafico-visiva, grazie alla quale a Bologna commentando musicalmente alcune pellicole di Keaton dal vivo, ha invece avuto modo di dare la massima espressione e risalto all'opera.
La presenza dell'armonica di ANGELO ADAMO (autentica "punta dell'iceberg" nel mondo dell'armonica cromatica italiana), spogliato della sua identità spesso volta alle frange bebop jazz, assume un ruolo fondamentale nel trasmettere una sensazione di tranquillità estrema, senza fronzoli o architetture meccanico-musicali non consone alla situazione: messa momentaneamente da parte l'abilità tecnica e la velocità esecutiva, fa scaturire un momento creativo altamente meditativo.
Ne esce un buon lavoro nel quale i due musicisti vivono ogni singola traccia, dando ottima prova di composizione (Dalpane) e mostrando forse un volto finora inedito alla propria versatilità (Adamo).
CD intenso e di elevato valore intimistico. 
(Paolo Santini)

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Mercoledì, 08 Gennaio 2014 13:50

Brother Buster - Intervista a Marco Dalpane

Intervista a Marco Dalpane su Radio Emilia Romagna.





Un saluto e buon anno a tutti gli ascoltatori da Cinzia Leoni. E torniamo a parlare dei musicisti della nostra regione dalla grande vocazione musicale. E in particolare vogliamo presentarvi due artisti di grande caratura il bolognese Marco Dalpane al piano e il calabrese, ma bolognese di adozione Angelo Adamo, alla chromatic harmonica. Ed è sulle note del brano Johnny Gray, che oggi abbiamo scelto per voi che cominciamo ad ascoltare il cd “Brother Buster, uscito nel novembre 2013 per la nuova etichetta A Simple Lunch. Di questo brano Dalpane riferisce che Johnny Gray è Buster Keaton, e il suo volto imperturbabile lo accompagna da quando era bambino.

Adesso che è diventato grande cerca i suoni per raccontare le emozioni che ancora suscita in lui.In questo disco emerge un ritratto di Keaton alle prese con le ambiguità e gli equivoci della realtà, con gli accadimenti più imprevisti cui sempre risponde con invenzioni geniali e paradossali. Fratture, equilibri instabili, cambi di direzione, ma anche ostinata tenacia e geometrica tensione.

Il bolognese Marco Dalpane, che vi abbiamo presentato tempo fa è nato e vive a Bologna.  Ha studiato pianoforte e ha proseguito gli studi musicali nelle classi di Armonia e Contrappuntoe di Musica Elettronica del Conservatorio di Bologna e Firenze. Negli anni ’80 si è dedicato come pianista alla musica delle avanguardie del ‘900 e del secondo dopoguerra. Dal 1991 si dedica alla realizzazione di colonne sonore per il cinema muto, nella duplice veste di pianista e di compositore. È stato collaboratore della Cineteca del Comune di Bologna dal 1991 al 2012.

Dalpane ha dato vita a diversi gruppi orientati a una fusione di stili diversi, e ha realizzato progetti in collaborazione con Tony Coe, Lindsay Cooper, Fred Frith, Butch Morris, Eyvind  Kang, Alvin Curran, Ulrich Krieger e molti altri.

Angelo Adamo, che collabora con lui  in questo disco è armonicista, in particolare virtuoso di chromatic harmonica, astronomo, illustratore, compositore e arrangiatore. Oltre ad aver collaborato con numerosi cantanti della scena pop, suona jazz e musica classica. Nel 2009 ha vinto il primo premio al Grand Prix internazionale di armonicisti tenutosi a Pärnu, in Estonia. Ha prodotto tre CD a suo nome: QuantaFilm ciechi e l’ultimo, My foolish harp, pubblicato dalla storica etichetta jazz Red Records.

Come lo definisce Dalpane, Angelo è “un vero ciclone , dal talento sconfinato e capace di creare mirabolanti invenzioni attraverso il suono della sua armonica”.

Ma entriamo nel vivo della musica di Marco Dalpane e Angelo Adamo ascoltando il brano Annabelle Lee contenuto nel cd “Brother Buster”. Annabelle, come ci ha spiegato Dalpane è l'immancabile "Lei" della situazione. Mai troppo decisive le "Lei" nei film di Keaton, spesso un pretesto per accendere la miccia del racconto. Comunque il rapporto con loro sfugge a ogni regola e previsione. Anche in questo senso Buster ci dà una prospettiva unica e uno sguardo obliquo sulla realtà. 

Cari ascoltatori di RadioEmiliaRomagna abbiamo il piacere di avere qui con noi oggi il musicista e compositore bolognese Marco Dalpane.


Intervista Marco Dalpane

Brani
Boneshaker Bicycle
His Two Loves
A Hard Act to Follow

Salutiamo e ringraziamo Marco Dalpane per essere stato con noi e lo facciamo sulle note del brano Colours in Black and White. 
Un saluto a tutti da Cinzia Leoni.

 

Marco Dalpane on web
http://www.marcodalpane.com/
http://www.asimplelunch.com/
http://www.youtube.com/watch?v=qXpGzzVpLPM#t=43
http://www.youtube.com/watch?v=lxt3JUThx9Y

La suite comprende: Let's Make the Water Turn Black; Harry, you Are a Beast;
The Orange County Lumber Truck; Oh No; Theme from Lumpy gGravy. 

Angelo Adamo on web 
http://www.angeloadamo.com/

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Venerdì, 20 Dicembre 2013 00:00

Sound Form - Recensione

Su iniziativa di Marco Dalpane e Riccardo Nanni, nasce a Bologna A Simple Lunch, etichetta indipendente e autogestita in tutte le fasi della sua produzione, con in testa l'idea di una musica senza confini, aperta al confronto tra esperienze maturate in contesti diversi tra loro, ma uniti dalla bontà di un'operazione che si vuole di qualità. Tra le primissime uscite un nuovo progetto del bravissimo Marco Dalpane. Sound Form centra subito l'obiettivo, con un cd, va detto, di straordinaria bellezza. Uno spazio acustico unico come una palestra "risonante" dotata di un particolare naturale eco, offre a Dalpane il pretesto per registrare le sue textures sonore senza l'utilizzo di alcun effetto, adoperando nient'altro che cinque microfoni dislocati a distanza variabile dagli strumenti. Ne nasce un flusso assai dinamico, anche grazie all'uso degli strumenti impiegati: piano, toy piano,accordeon, percussioni. E con loro un fantasioso gioco di timbri, movimenti, rifrazioni, piccole vertigini sonore che hanno del prodigioso, per l'equilibrio praticamente perfetto tra le parti. Persino quegli scricchiolii che si sentono qua e la, sono voluti per la presenza di un pubblico invitato a muoversi liberamente, onde cogliere le variazioni del suono all'interno dello spazio riverberante.
Se la palestra ha fatto egregiamente il suo mestiere, nondimeno la scrittura di Marco Dalpane è all'altezza delle sue cose migliori, tant'è che una simile brillante collezione di pezzi, non sfigurerebbe affatto dentro il catalogo Lovely Music o anche Cold Blue, accanto magari al celeberrimo "An Hour For Piano" di Tom Johnson (del quale per altro Marco è stato ottimo esecutore) e ai piano pieces di William Duckworth.
Ascoltate prego il passaggio tra l'accordeon di Gulf Stream (North Atlantic Drift) e il piano di Mapping the Sky, e infine di seguito il piano giocattolo di Old Bacteria. Insieme tredici minuti di puro incanto per l'orecchio. Ma tutto il disco scorre via felice, toccando il suo zenith nei nove minuti finali di Dunker's Box, dove par di intuire che la direzione del "Well Tuned Piano" di La Monte Young" è ben impressa nel disegno di Marco Dalpane, configurando "Sound Form" come una tra le pagine più originali del moderno post-minimalismo.
(Gino Dal Soler)
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Nel panorama discografico italiano si è appena inserita una nuova etichetta indipendente.
Cosa può motivare oggi un’impresa di questo tipo? «Da molto tempo (molto prima dell’attuale crisi del mercato discografico) i musicisti si sono organizzati per autoprodursi», risponde
Marco Dalpane (nella foto), pianista e compositore bolognese, animatore della neonata etichetta. «Mi sembra l’unico modo per restituire autonomia e integrità al loro lavoro. Con le edizioni di A Simple Lunch intendiamo produrre le musiche nostre e dei musicisti con i quali collaboriamo. L’obiettivo è quello di superare le barriere poste dall’industria discografica: vogliamo favorire il confronto tra esperienze e saperi maturati in contesti e pratiche diversi del panorama musicale». Quali canali di vendita sono stati attivati? «Da sei mesi siamo presenti sui principali negozi digitali (iTunes, Amazon, eMusic, Rhapsody...), ma produciamo anche un numero limitato di copie “fisiche”. Stiamo cercando un circuito di distribuzione alternativa e tra poco daremo la possibilità di acquistare le copie direttamente dal nostro sito».

I primi due cd sono «Sound Form» dello stesso Dalpane e «Orchestra Spaziale Meets Zappafrank»; le prossime uscite documenteranno lavori del compositore Roberto Conz, del duo Dalpane-Adamo su film di Buster Keaton e del trio Capelli-Borghini-Calcagnile. L’apprezzabile veste grafica riporta in copertina opere dell’artista romagnolo Vanni Spazzoli.

(Libero Farnè - Musica Jazz, Dicembre 2013)

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Martedì, 31 Dicembre 2013 00:00

Spuntini tra i generi

In una barca alla deriva nell'oceano come appare oggi l'editoria e soprattutto il mondo del disco, qualcuno coraggiosamente ha deciso di prendere in mano i remi con l'energia di chi ha ancora tanti progetti da realizzare. Parliamo del pianista e compositore bolognese Marco Dalpane (nella foto), che ha fondato assieme all'ingegnere del suono Riccardo Nanni una nuova etichetta, la A Simple Lunch.

Perché fondare oggi una nuova etichetta discografica?
«A Simple Lunch è nata per dare spazio ai miei lavori, con la determinazione di gestire in prima persona tutte le fasi della produzione, dall'idea iniziale alla registrazione e alla post-produzione, dalla scelta delle copertine dei cd alle parole per comunicare all'esterno la mia attività. Presto questo limitato ma necessario orizzonte di partenza si è allargato ad includere i lavori di musicisti con i quali ho collaborato e collaboro. Molte, troppe cose rischiano di rimanere nei cassetti e essere dimenticate». 

Qual è stato il punto di partenza di questa coraggiosa avventura?
«Ho la fortuna di vivere in un'area geografica, ossia Bologna e la sua provincia musicalmente ricchissima, popolata da una quantità di musicisti di grande talento e forza espressiva. Le risorse e le opportunità per segnalare il nostro lavoro vengono ogni giorno erose e messe in discussione. Di fronte a un'epoca che mette davanti a tutti lo scenario della depressione, economica e psichica, dobbiamo cercare alternative. Come dice Zizek, "o cambiamo o andremo verso un mondo molto triste". In questa impresa non sono solo. Riccardo Nanni, musicista sensibilissimo e ingegnere del suono di grandi capacità, mi affianca in ogni passo con generosità e competenza. Poche altre persone ci forniscono il necessario supporto per la diffusione sul web dei nostri lavori e la realizzazione delle copertine. Un ringraziamento particolare poi a Vanni Spazzoli, il pittore che ci ha dato la possibilità di utilizzare le sue opere per realizzare la grafica dei cd. Il suo lavoro, in bilico tra figurazione, densità materica e astrazione racconta la musica che amiamo meglio di qualsiasi parola». 

A Simple Lunch si propone come un'etichetta discografica della musica senza confini, cioè senza distinzioni di genere o ambiti stilistici. I primi lavori pubblicati spaziano infatti dal rock-jazz al post minimalismo, dal jazz all'elettronica, dalla composizione contemporanea all'improvvisazione. Si è cominciato con Sound Form dello stesso Dalpane, progetto che nasce all'interno di un unico quanto stimolante spazio acustico attraverso strumenti quali il toy piano, le percussioni e l'accordeon. «Il secondo disco dell'etichetta - prosegue Dalpane - è dell'Orchestra Spaziale di Giorgio Casadei, con i suoi strepitosi arrangiamenti delle musiche di Zappa che rischiavano di essere persi dopo oltre dieci anni dalla registrazioni di quei concerti. Il terzo disco, In tua assenza, è di Roberto Conz, un compositore che sta realizzando in appartata solitudine un rigoroso percorso nell'ambito della musica post-seriale, in una ricerca condotta senza compromessi o cedimenti». Lo scorso mese di dicembre è uscito Brother Buster, nato dall'incontro tra il pianoforte di Marco Dalpane e l'armonica di Angelo Adamo attorno alle musiche scritte per la pellicola The General di Buster Keaton. In questo mese (gennaio 2014) esce il quinto disco della nuova etichetta bolognese con il titolo Trane Experience. «Il trio formato da Alberto Capelli alle chitarre, Antonio Borghini al basso elettrico e Cristiano Calcagnile alla batteria mette in scena la musica di una delle più grandi personalità del jazz di fine secolo: John Coltrane. Il riferimento al grande compositore/saxofonista afferma la volontà di sondare la musica nei suoi elementi più profondi ed archetipici, ponendo pericolosi e fragili ponti fra territori e generi, confondendo la tradizione con l'innovazione, l'improvvisazione con il testo». 
Tutti i dischi di A Simple Lunch si possono scaricare presso i principali stores digitali (iTunes, Amazon, eMusic, Rhapsody). Per ciascun lavoro viene prodotto un numero limitato di copie fisiche in edizioni realizzate con grafica e artwork d'autore.

(Monique Ciola - Il Giornale della Musica - Gennaio 2014)


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Lunedì, 23 Dicembre 2013 11:04

Brother Buster

Angelo è un ciclone, una massa di energia in movimento. Quando mi ha chiesto di dargli le mie musiche per lavorarci sopra, per un po’ ho resistito.
Sapevo che se le sarebbe divorate e digerite, e me le avrebbe restituite chissà come. È passato qualche anno poi mi è sembrato che nel lavoro che stavo facendo su Buster Keaton ci fosse spazio abbastanza per accogliere il talento sconfinato e le mirabolanti invenzioni della sua armonica.
In Brother Buster ci sono un po’ di temi che ho scritto per il film The General, escudendo quelli legati alle scene di massa, alle battaglie, agli eventi epici raccontati dal film. È quindi un ritratto di Keaton alle prese con le ambiguità e gli equivoci della realtà, con gli accadimenti più imprevisti cui sempre risponde con invenzioni geniali e paradossali. Fratture, equilibri instabili, cambi di direzione, ma anche ostinata tenacia e geometrica tensione. (md)

…con i suoi gesti e le sue scelte Keaton non mette in crisi la realtà (come faranno invece i fratelli Marx), ma rivela il proprio esserne messo in crisi – a cui risponde con la più naturale e ovvia disponibilità. Il suo personaggio appare spesso in balia di forze che non riesce né a comprendere, né a controllare, ma non ne fa un dramma. Non si ribella, né cerca di spiegarsele. Le accetta, vi si adegua, e basta. Non è combattivo, né rassegnato – o meglio, è entrambe le cose. Non è un born loser, ma semmai un anti-eore, ben lontano per esempio da Chaplin e da Lloyd (il primo combatte il mondo, ma la sua è solo una vittoria morale, che coincide con una partenza, il secondo vi si integra da trionfatore), ma anche da Tati-Hulot, che rimane sempre fuori dalle cose, che non partecipa, ma osserva. Keaton è un uomo che incontra il mondo e lo fissa con occhi aperti e disincantati,
sa che è inutile aspettarsi che esso risolva i suoi problemi, ma non per questo smette di tentare. E noi ridiamo dei suoi gesti ora maldestri, ora ingenui, ora sofisticati, delle sue sconfitte che sembrano vittorie e viceversa. Della pervicacia con cui ricomincia sempre daccapo, della sua accettazione. Ridiamo insomma della vita. (Giorgio Cremonini)

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