Martedì, 31 Dicembre 2013 00:00

Spuntini tra i generi

In una barca alla deriva nell'oceano come appare oggi l'editoria e soprattutto il mondo del disco, qualcuno coraggiosamente ha deciso di prendere in mano i remi con l'energia di chi ha ancora tanti progetti da realizzare. Parliamo del pianista e compositore bolognese Marco Dalpane (nella foto), che ha fondato assieme all'ingegnere del suono Riccardo Nanni una nuova etichetta, la A Simple Lunch.

Perché fondare oggi una nuova etichetta discografica?
«A Simple Lunch è nata per dare spazio ai miei lavori, con la determinazione di gestire in prima persona tutte le fasi della produzione, dall'idea iniziale alla registrazione e alla post-produzione, dalla scelta delle copertine dei cd alle parole per comunicare all'esterno la mia attività. Presto questo limitato ma necessario orizzonte di partenza si è allargato ad includere i lavori di musicisti con i quali ho collaborato e collaboro. Molte, troppe cose rischiano di rimanere nei cassetti e essere dimenticate». 

Qual è stato il punto di partenza di questa coraggiosa avventura?
«Ho la fortuna di vivere in un'area geografica, ossia Bologna e la sua provincia musicalmente ricchissima, popolata da una quantità di musicisti di grande talento e forza espressiva. Le risorse e le opportunità per segnalare il nostro lavoro vengono ogni giorno erose e messe in discussione. Di fronte a un'epoca che mette davanti a tutti lo scenario della depressione, economica e psichica, dobbiamo cercare alternative. Come dice Zizek, "o cambiamo o andremo verso un mondo molto triste". In questa impresa non sono solo. Riccardo Nanni, musicista sensibilissimo e ingegnere del suono di grandi capacità, mi affianca in ogni passo con generosità e competenza. Poche altre persone ci forniscono il necessario supporto per la diffusione sul web dei nostri lavori e la realizzazione delle copertine. Un ringraziamento particolare poi a Vanni Spazzoli, il pittore che ci ha dato la possibilità di utilizzare le sue opere per realizzare la grafica dei cd. Il suo lavoro, in bilico tra figurazione, densità materica e astrazione racconta la musica che amiamo meglio di qualsiasi parola». 

A Simple Lunch si propone come un'etichetta discografica della musica senza confini, cioè senza distinzioni di genere o ambiti stilistici. I primi lavori pubblicati spaziano infatti dal rock-jazz al post minimalismo, dal jazz all'elettronica, dalla composizione contemporanea all'improvvisazione. Si è cominciato con Sound Form dello stesso Dalpane, progetto che nasce all'interno di un unico quanto stimolante spazio acustico attraverso strumenti quali il toy piano, le percussioni e l'accordeon. «Il secondo disco dell'etichetta - prosegue Dalpane - è dell'Orchestra Spaziale di Giorgio Casadei, con i suoi strepitosi arrangiamenti delle musiche di Zappa che rischiavano di essere persi dopo oltre dieci anni dalla registrazioni di quei concerti. Il terzo disco, In tua assenza, è di Roberto Conz, un compositore che sta realizzando in appartata solitudine un rigoroso percorso nell'ambito della musica post-seriale, in una ricerca condotta senza compromessi o cedimenti». Lo scorso mese di dicembre è uscito Brother Buster, nato dall'incontro tra il pianoforte di Marco Dalpane e l'armonica di Angelo Adamo attorno alle musiche scritte per la pellicola The General di Buster Keaton. In questo mese (gennaio 2014) esce il quinto disco della nuova etichetta bolognese con il titolo Trane Experience. «Il trio formato da Alberto Capelli alle chitarre, Antonio Borghini al basso elettrico e Cristiano Calcagnile alla batteria mette in scena la musica di una delle più grandi personalità del jazz di fine secolo: John Coltrane. Il riferimento al grande compositore/saxofonista afferma la volontà di sondare la musica nei suoi elementi più profondi ed archetipici, ponendo pericolosi e fragili ponti fra territori e generi, confondendo la tradizione con l'innovazione, l'improvvisazione con il testo». 
Tutti i dischi di A Simple Lunch si possono scaricare presso i principali stores digitali (iTunes, Amazon, eMusic, Rhapsody). Per ciascun lavoro viene prodotto un numero limitato di copie fisiche in edizioni realizzate con grafica e artwork d'autore.

(Monique Ciola - Il Giornale della Musica - Gennaio 2014)


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Pubblicato in Reviews
Lunedì, 23 Dicembre 2013 11:04

Brother Buster

Angelo è un ciclone, una massa di energia in movimento. Quando mi ha chiesto di dargli le mie musiche per lavorarci sopra, per un po’ ho resistito.
Sapevo che se le sarebbe divorate e digerite, e me le avrebbe restituite chissà come. È passato qualche anno poi mi è sembrato che nel lavoro che stavo facendo su Buster Keaton ci fosse spazio abbastanza per accogliere il talento sconfinato e le mirabolanti invenzioni della sua armonica.
In Brother Buster ci sono un po’ di temi che ho scritto per il film The General, escudendo quelli legati alle scene di massa, alle battaglie, agli eventi epici raccontati dal film. È quindi un ritratto di Keaton alle prese con le ambiguità e gli equivoci della realtà, con gli accadimenti più imprevisti cui sempre risponde con invenzioni geniali e paradossali. Fratture, equilibri instabili, cambi di direzione, ma anche ostinata tenacia e geometrica tensione. (md)

…con i suoi gesti e le sue scelte Keaton non mette in crisi la realtà (come faranno invece i fratelli Marx), ma rivela il proprio esserne messo in crisi – a cui risponde con la più naturale e ovvia disponibilità. Il suo personaggio appare spesso in balia di forze che non riesce né a comprendere, né a controllare, ma non ne fa un dramma. Non si ribella, né cerca di spiegarsele. Le accetta, vi si adegua, e basta. Non è combattivo, né rassegnato – o meglio, è entrambe le cose. Non è un born loser, ma semmai un anti-eore, ben lontano per esempio da Chaplin e da Lloyd (il primo combatte il mondo, ma la sua è solo una vittoria morale, che coincide con una partenza, il secondo vi si integra da trionfatore), ma anche da Tati-Hulot, che rimane sempre fuori dalle cose, che non partecipa, ma osserva. Keaton è un uomo che incontra il mondo e lo fissa con occhi aperti e disincantati,
sa che è inutile aspettarsi che esso risolva i suoi problemi, ma non per questo smette di tentare. E noi ridiamo dei suoi gesti ora maldestri, ora ingenui, ora sofisticati, delle sue sconfitte che sembrano vittorie e viceversa. Della pervicacia con cui ricomincia sempre daccapo, della sua accettazione. Ridiamo insomma della vita. (Giorgio Cremonini)

Pubblicato in Catalogue
Venerdì, 20 Dicembre 2013 22:36

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Martedì, 17 Dicembre 2013 11:30

Orchestra Spaziale meets Zappa Frank

Nell’anno 2000 Giordano Montecchi per la rassegna “Il suono e l’onda” di Reggio Emilia immaginò un omaggio a Frank Zappa e pensò che l’Orchestra Spaziale fosse l’organico giusto per realizzare quell’idea; fu così che nacque il progetto “Orchestra Spaziale meets Zappafrank”. Quando Giordano ci chiese di realizzare il progetto mi resi conto che era l’occasione di affrontare, come mai prima d’ora, le musiche di colui che già dai primi anni della mia formazione musicale è sempre stato un maestro e un punto di riferimento. Si trattò di un grande lavoro di riflessione, selezione, trascrizione e soprattutto di riscrittura e in un certo senso di scoperta, perché arrangiare le musiche altrui è sempre un processo di conoscenza e di approfondimento, anche su ciò che già pensavamo di conoscere bene.


In questo percorso ho cercato quindi non tanto di ricalcare il lavoro del Maestro ma di darne nuova lettura e interpretazione, rispettando e cogliendo per quanto fosse possibile quello che dal mio punto di vista era lo spirito della musica di Zappa. In questo sono stato coadiuvato e aiutato da una compagine di musicisti eccezionali, che hanno fatto molto di più che eseguire degli arrangiamenti; senza il loro apporto creativo e la loro disponibilità nulla avrebbe funzionato così efficacemente come mi sembra sia stato.


Tra il 2000 e il 2005 per l’Orchestra Spaziale ci furono alcune opportunità di replicare lo spettacolo, e in alcune occasioni siamo riusciti ad effettuare qualche registrazione dal vivo. Quelle registrazioni (tutte originariamente su due tracce stereo) oggi sono state restaurate, revisionate, manipolate, tagliate, montate e rimasterizzate. Per alcuni brani sono state utilizzate versioni integrali provenienti da un unico concerto, per altri brani è stato necessario utilizzare versioni di concerti diversi e, seguendo un po’ il criterio che lo stesso Zappa utilizzava per confezionare i propri album, attraverso un’attenta opera di selezione, tagli, montaggio, accostamenti, xenocronia e sovrapposizioni si è arrivati all’attuale versione definitiva. Infine, grazie al formidabile lavoro di missaggio e masterizzazione di Riccardo Nanni, siamo riusciti a realizzare qualcosa di inedito anche per chi già conosceva questo materiale, che ora ha acquistato nuova luce e maggiore brillantezza. La speranza è che questo progetto che tanto avvinse ed emozionò i musicisti a suo tempo coinvolti, possa essere nuovamente condiviso e apprezzato da chi vi prese parte, da chi lo ascoltò allora e soprattutto da chi lo ascolterà oggi per la prima volta.


E’ per me doveroso ringraziare tutti i musicisti che hanno collaborato con l’orchestra, ovviamente anche quelli che non figurano in questo progetto ma che sono stati coinvolti in altri contesti, e tutte le persone che in un modo o in altro hanno sostenuto le attività dell’Orchestra Spaziale, in particolare: Giordano Montecchi, Franco Fabbri, Giovanni Ottolini, Roberto “Ape” Fabbi, Stefano Roffi, Pino Saulo, Emiliano Li Castro, Stefano Scodanibbio, Gastone Mencherini e famiglia, Giancarlo Montorsi, le Officine Musicali di Nonantola, Mario Barrai, Angelo “Agi” Catignani, tutti gli Zappateers, Alessandro Pizzin, Francesco Gentile e tutti i collaboratori del Debra Kadabra, Ale Sordi, Sandro Oliva, Michele Montevecchi e Antonio Cosco del Container Club, Mustafa Cengic, Massimo Simonini, Andrea Tomassetti, Raimondo Rocco, Claudio Lanteri, Enrico Merlin, Tobia Casadei (che è nato proprio mentre il progetto Zappafrank era in piena fase di allestimento). E’ infine importante ricordare due persone che oggi non sono più con noi ma che molto hanno contribuito alla crescita dell’Orchestra Spaziale: uno è Alfredo Impullitti, persona amabile ed eccezionale musicista che ha aderito con entusiasmo, creatività e dedizione alle attività dell’orchestra e nel progetto “Zappafrank” c’è molto del suo talento; l’altro è Mario Zanzani, tra coloro che più hanno creduto nelle potenzialità di questa orchestra, Mario è la persona che con le sue intuizioni e le sue proposte ci ha dato la possibilità di esplorare nuove frontiere, vivere spericolate esperienze e costruire nuove realtà musicali.

Giorgio Casadei

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