Martedì, 09 Aprile 2019 20:42

Àrduo

Rocco Papia (Jacaré) e Alberto Capelli (Alkord, Toroya) fondono in Àrduo le loro marcate personalità in una relazione osmotica e sinergica tra la chitarra (7corde) brasiliana e la chitarra flamenca. Come due affluenti che sfociano nel medesimo grande rio, i due talentuosi musicisti italiani fissano l’orizzonte su medesime rotte espressive. Infatti, se Papia rivela una maggiore inclinazione romantica, intimista e ritmico-latina, l’irruente tocco del flamenchismo di Capelli incarna quel tipico torpore della passione gitano-andalusa, ma sa regalare anche brillanti momenti con arie e arpeggi dalla venatura elegiaca, come foglie cadute nella brezza della sera. Tale è comunque la complicità delle singole corde da farne trasfigurare le paternità compositive. Nelle fasi più suggestive subentra invece la mohan veena indiana, profumando d’oriente i bagliori di meditazioni notturne. Il territorio comune rimane quello di una inclusività libera e vagabonda di sfumature e influenze, che ripercorre tutta la vibrazione stilistica dell’universo colto e popolare brasiliano e la tensione dell’etno-jazz d’avanguardia. Tutti elementi che fanno di Àrduo un compendio creativo di preziosismi chitarristici, nel solco di una poetica che da Egberto Gismonti a Paco De Lucia, passa attraverso Ralph Towner e gli Oregon, fino ai raga di Shakti e John Mclaughlin. (di Andrea Maria Simoniello)

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Martedì, 19 Aprile 2016 12:24

Toroya

La costruzione di Toroya, la lunga suite che apre il disco, è lenta e artigianale. I suoni vengono snocciolati uno ad uno e portano idealmente per mano in un’atmosfera inizialmente sinistra, violacea, nuvolosa. Con un tempo fluttuante, che sembra sospeso a mezz’aria, indeciso della direzione da intraprendere. La chitarra per ora predilige l’aspetto timbrico. Via via si definisce e si assottiglia il tutto, la scansione ritmica si fa più serrata, la musica punta i piedi per terra, larve di melodia si schiudono e consegnano la guida del quartetto alla chitarra di Capelli, che sfodera un solismo di un’intensità sofferta, costruito su un linguaggio avanzato, che ha metabolizzato ed adattato a sé i modelli che nel corso della sua carriera lo hanno stimolato. Passa con disinvoltura attraverso le più svariate tecniche, ma mai per un virtuosismo fine a se stesso. Sullo sfondo del quadro emergono i fantasmi di Mike Stern, dei Weather Report, le ottave di Wes Montgomery, la visionarietà di Bill Frisell, quel continuo entrare e uscire dalla tonalità, senza allontanarsi però mai troppo, così tipico di John Scofield, fino al mood minore di Pat Martino. Ma, e credo sia giusto sottolinearlo, il tutto assorbito e rilasciato successivamente attraverso un pensiero preciso, che ha ritrasformato i modelli. Colpisce lo stacco, il contrasto, che si viene a creare quando il testimone passa ad Altarocca, che, al contrario di Capelli, ha un fraseggio solistico disteso, fluido. La profondità e la tensione interiore dell’uno diventano solarità e trasparenza nell’altro. Questo di Capelli è un ritorno al primo amore, quello elettrico, ma che è avvenuto dopo anni trascorsi nel jazz, nella chitarra classica, nel flamenco, nel suono del legno e delle corde in nylon, quindi un ritorno dettato da una consapevolezza nuova. Che riempie la musica anche di un’ironia, che appare e poi riscompare, come un fiume carsico.
(Helmut Failoni)

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COMUNICATO STAMPA DEL 08/02/2016

Music Talk

Concerti e dialoghi per orecchie curiose

dal 28 febbraio al 24 aprile 2016

Al Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore, 34 - Bologna - ore 18.30

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

L’ etichetta discografica a Simple Lunch in collaborazione con il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna presenta una rassegna di concerti e incontri con il pubblico. Un momento unico per condividere la vivacità di una scena musicale estremamente articolata e vitale.

a Simple Lunch nasce a Bologna nel 2013 grazie a Marco Dalpane e Riccardo Nanni.
E’ un’iniziativa indipendente e autogestita che offre ai musicisti uno strumento agile ed efficace per dare vita alle loro realizzazioni lasciando autonomia e integrità al loro lavoro: è un luogo dove sperimentare nuovi linguaggi e nuovi modi di relazione tra i musicisti e il pubblico.

“In una barca alla deriva nell’oceano come appare oggi l’editoria e soprattutto il mondo del disco, qualcuno ha deciso di prendere in mano i remi con l’energia di chi ha ancora tanti progetti da realizzare...(Giornale della Musica)

Tutti gli artisti coinvolti hanno pubblicato un disco con a Simple Lunch; molti di loro presenteranno il loro lavoro in anteprima. Ogni concerto sarà seguito da un incontro con i musicisti, una rara occasione per incontrare i protagonisti e dialogare con loro.

La rassegna si apre con La Zona, una lettura di Paolo Nori in cui lo scrittore emiliano, accompagnato al pianoforte da Carlo Boccadoro, affronta alcuni dei suoi temi prediletti intrecciando riflessioni sull'infanzia, memoria della Shoah e passione per la letteratura russa. Si prosegue con un duo di casa: Angelo Adamo, all'armonica cromatica, è accompagnato al pianoforte da Marco Dalpane, uno dei fondatori dell'etichetta a Simple Lunch. Sarà un'occasione per ascoltare dei brani dal loro lavoro in duo, ma anche per delle anticipazioni che riguardano il prossimo cd in solo di Adamo, di prossima pubblicazione.
In odore di jazz la prosecuzione che vedrà il 13 marzo Ah Hum - nome che richiama uno dei capolavori usciti dalla penna e dalle corde del leggendario Charles Mingus – con un eclettico Simone Pederzoli al trombone e Alessandro Betti e Matteo Zucconi che, oltre a suonare rispettivamente chitarra e contrabbasso, dilatano le possibilità del trio con l'utilizzo dell'elettronica live. Con la DFB (Daniele Faraotti chitarra elettrica e voce, Ernesto Geldes alla batteria e Enrico Mazzotti al basso) il rock non esita a confrontarsi con le musiche più colte del '900 con riferimenti che vanno da Stravinsky a John Cage, mentre il 3 aprile con Oddities (Alessio Alberghini al sax contralto, Samuele Garau a pianoforte e elettronica, Enrico Degli Antoni al basso, Giuseppe Risitano alla batteria) si torna dalle parti di un sound più urbano, al confine tra funk e jazz.
Le Lost Songs del duo Marta Raviglia (voce) e Simone Sassu (pianoforte, piano preparato, sintetizzatore) ci accompagneranno in un percorso tra melodie riscoperte in vari angoli della musica colta, con canzoni di Erik Satie, Darius Milhaud, Luciano Berio e Kenny Wheeler, distanti eppure uniti dalla coerenza dell'interpretazione dei due. Se con The Shore (Fabio Mina ai flauti, Marco Zanotti alle percussioni) verranno esplorate alcune modalità del dialogo incessante tra essere umano e ambiente, riascoltando echi di natura in strumenti che provengono da luoghi lontani, il finale con Toroya (Alberto Capelli – chitarra elettrica, Alessandro Altarocca – pianoforte, Gianluca Lione - basso elettrico, Walter Vitale - batteria ) torna a un suono imponente, ricco di groove e di improvvisazione, tra composizioni originali e rivisitazioni di grandi pagine della musica afroamericana (da Hendrix a John Coltrane).

Ma non solo musica.
Le immagini di copertina utilizzate nelle pubblicazioni dell’etichetta sono opere dell’artista
Vanni Spazzoli e gentilmente concesse dalla Galleria L’ARIETE – artecontemporanea

Al Museo internazionale e biblioteca della musica 
Strada Maggiore, 34 - Bologna - ore 18.30 

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

(scarica il comunicato stampa in formato PDF)
(scarica il libretto in formato PDF)

Logo a Simple Lunch
in collaborazione con

Logo Museo e biblioteca della musica di Bologna Museo internazionale
e biblioteca della musica





Paolo Nori e Carlo Boccadoro

Alberto Capelli (Toroya)

Angelo Adamo [armonica cromatica] Marco Dalpane [pianoforte]

Fabio Mina


CALENDARIO DEGLI INCONTRI

Paolo Nori [voce]  Carlo Boccadoro [pianoforte] 

28 Febbraio 2016

Paolo Nori [voce narrante]
Carlo Boccadoro [pianoforte] 

 Angelo Adamo [armonica cromatica] Marco Dalpane [pianoforte]

6 Marzo 2016

Angelo Adamo [armonica cromatica]
Marco Dalpane [pianoforte] 

 Simone Pederzoli [trombone] Alessandro Betti [electric guitar & live electronics] Matteo Zucconi [double bass & live electronics]

13 Marzo 2016 / Ah Hum

Simone Pederzoli [trombone]
Alessandro Betti [chitarra el. & live electronics]
Matteo Zucconi [contrabbasso & live electronics] 

 Daniele Faraotti [voice, electric guitar] Ernesto Geldes [drums] Enrico Mazzotti [electric bass]

20 Marzo 2016 / Daniele Faraotti Band

Daniele Faraotti [voce, chitarra elettrica]
Ernesto Geldes [batteria]
Enrico Mazzotti [basso elettrico] 

 Alessio Alberghini [alto saxofone] Samuele Garau [piano keyboard & electronics] Enrico Degli Antoni [bass] Giuseppe Risitano [drums]

3 Aprile 2016 / Oddities

Alessio Alberghini [sax alto]
Samuele Garau [pianoforte, keyboards & elettronica]
Enrico Degli Antoni [basso elettrico]
Giuseppe Risitano [batteria] 

Marta Raviglia [voce, elettronica] Simone Sassu [pianoforte, pianoforte preparato, sintetizzatori, harpejji] 

10 Aprile 2016

Marta Raviglia [voce, elettronica]
Simone Sassu [pianoforte, pianoforte preparato, sintetizzatori, harpejji] 

 Fabio Mina [ flauti, live electronics] Marco Zanotti [percussioni]

17 Aprile 2016

Fabio Mina [flauti]
Marco Zanotti [percussioni] 

Alberto Capelli [electric guitar] Alessandro Altarocca [hammond, organ, rhodes, clavinet, piano] Gianluca Lione [electric bass] Walter Vitale [drums] 

24 Aprile 2016 / Toroya

Alberto Capelli [chitarra elettrica]
Alessandro Altarocca [pianoforte, keyboards]
Gianluca Lione [basso elettrico]
Walter Vitale [batteria] 

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Ammetto di non essere un particolare esperto di musica per films e più in generale di cinematografia, perciò non avrei mai potuto sapere facilmente del musicista Marco Dalpane: la mia conoscenza dell'artista si era formalizzata su altri elementi, quelli di giornalista critico ed opinionista, così come risultava dal suo blog tenuto sul Giornale della Musica. Il contatto con lui è stato fonte (per me) di vera contentezza, poichè ho scoperto anche un pianista meritevole, assolutamente lontano dall'impalpabile mondo dei rapporti della musica con il cinema, in cui spesso le premure sono date alle immagini e non alla musica stessa.
Dalpane, dopo molti anni passati nel dar forma al cinema muto, ed in particolare a quello di Buster Keaton, ha deciso di affiancare l'attività musicale con quella produttiva, istituendo un'etichetta netlabel, la "a simple lunch", intuendo la possibilità di poter documentare una realtà non molto evidente del mondo musicale italiano, fatta di tanti artisti poliedrici che ricalcano il nostro panorama e che sviluppano la loro musica in forme frammentate dal punto di vista dei generi. Il suo progetto è ben delineato nel manifesto che si trova a disposizione dei navigatori internet sul sito della A Simple Lunch, dove tra le tanti frasi utilizzate per descrivere lo stile della label, vorrei sottolineare quella dove si dice "...è musica nuova, o riproposta con l'intento di stimolare nuove connessioni e riflessioni....". Non è un'espressione vacua o risaputa, poichè coglie lo spirito con cui Marco ha cercato subito di fissare le direttive della sua netlabel: incidendo il primo numero con "Sound Form", un lavoro nato nell'era matura del post-moderno, il pianista bolognese cattura ed elargisce una sua accattivante visione personale della musica, che è insieme il frutto di una macrobiotica preparazione e di una capacità di far scattare la riflessione emotiva.

"Sound form", concerto realizzato in presa diretta nella palestra Romagnoli di Bologna, segna i confini entro i quali è possibile trovare la sua idea; aiutato da sparute percussioni, una fisarmonica e un toy piano, Dalpane tocca alcuni poli essenziali della musica. Quello che si è sviluppato è un approccio sensorio che al suo interno si nutre di un modello molto american-style: le tecniche di preparazione di Cowell al piano e quelle di Cage alle percussioni, quel gusto popolare che si riscontra nelle colonne sonore di Keaton, il jazz fuso nel rock di Zappa e quello al confine con la new age di Winston, il minimalismo di Nyman e i risvolti post-classici. Il tutto scandito con grande precisione, con aderenza dei temi e cercando di trarre dall'ambiente circostante il benessere dei riverberi e delle soluzioni sonore. 
Rivitalizzare il patrimonio musicale evitando la retorica: è questa la reale novità sulla quale si pongono le coordinate della produzione di altri cinque albums in cui il melting pot tra sonorità accertate ed ambiente sonoro cerca di trovare un accordo circostanziale: il trio di Alberto Capelli/Antonio Borghini/Cristiano Calcagnile, l'armonica cromatica di Angelo Adamo, l'Orchestra Spaziale che rifà Zappa e il flautista Fabio Mina (impegnato anche con molti altri strumenti a fiato etnici) alla ricerca dei suoni del mare (coadiuvato da Zanotti alle percussioni e Markus Stockhausen alla tromba) sono valide espressioni in cui trovare punti di forza allo scopo. 

Di particolare pregio si presenta la registrazione delle composizioni simil-piano di Roberto Conz, "In tua assenza" (per pianoforte campionato ed eseguite da un software di Roberto Conz), un lavoro che affronta il lato più vicino alla musica di Cage: usando un software modificativo che permette di cancellare la nota originale e trasformarla in altre come eco Midi, le "Variazioni Goldberg" di Bach ne escono totalmente rigenerate. Sulla struttura casuale Conz interviene solo sugli accenti, sulle durate o sulle altezze e da un lavoro basato sull'ebbrezza dei canoni e del disincanto dei tempi ritmici barocchi ci si trova dinanzi a qualcosa che somiglia al Webern seriale "......mi trovo lontano da alcune poetiche dell'alea che attendono ad una contemplazione dell'emergere di eventi, sacrali ed intoccabili nel loro accadere. Ciò che davvero mi interessa non è la contemplazione ma, piuttosto, un corpo a corpo con la materia. Tra afasia e parola. In una terra di nessuno...."

Il 15 maggio Dalpane presenterà Sound Form in occasione del festival Angelica a Bologna: penso che sia un'ottima occasione per iniziare a familiarizzare con questa nuova realtà della musica. Sembra che in cantiere ci sono già nuove sorprese.


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Lunedì, 03 Febbraio 2014 23:29

Trane Experience

Questo trio "rappresenta" e mette in scena la musica di una delle più grandi personalità del jazz di fine secolo: John Coltrane.
Il riferimento al grande compositore/saxofonista afferma la volontà di sondare la musica nei suoi elementi più profondi e archetipici, ponendo pericolosi e fragili ponti fra territori e generi, confondendo la tradizione con l'innovazione, l'improvvisazione con il testo.
"The Wise One" e "Out of this World" si iscrivono in un disegno spirituale di vergine bellezzae questo organico elettrico, lungi dalla proposizione del repertorio in chiave filologica, esplora le possibilità del proprio suono in un dialogo costante con le multiforme esperienze dei singoli per una ricerca musicale che è anche ricerca timbrica; allora orridi ruggiti affiorano dalle corde e dai motori che muovono il tempo.

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