Blow Up - Marzo 2015

Echi d'acqua - Fabio Mina - recensione su Blow Up

Non è la prima volta che un musicista o compositore trova nel mare una fonte d'ispirazione. "Nel mare ho trovato una libreria immensa di suoni fatti d'acqua, di sabbia, tra risacca, onde e aria che ne cambiano la forma", ci racconta Fabio Mina tra le note di questo opportunamente intitolato "The Shore". E a quella natura sono legati le miriade di strumenti che egli suona quasi con devozione, Flauti soprattutto: il duduk armeno, il khaen (organo a bocca thailandese), il bansuri indiano, il danmoi (scacciapensieri vietnamita), il koncovka (flauto armonico slovacco). Insieme a lui anche il bravo percussionista Marco Zanotti, nonché in un paio di pezzi Markus Stockhausen al flicorno e tromba più Pavel Hurzika alla voce. Ma qui niente esotismi a buon mercato, niente etno-oleografie di rimando, profonda ispirazione invece. E le citazioni dentro le note del poeta Rumi e del lama tibetano Tarthang Tulku, dicono forse di un percorso che è armonico e spirituale insieme. Come nel più ispirato Don Cherry dalle parti di "Codona". Ogni pezzo pare un racconto di questo percorso: da Innerwind e Sankara's way, passando per Nomadic Water, l'intima meditazione di Peace in the Crowd e soprattutto Flow, con i tenui field recordings che l'accompagnano nel tempo disteso dei suoi dieci minuti. Passo dopo passo ne avverti la bellezza, mutevole come il respiro della natura, a volte danzante come in Nomadic Water Dance, a volte pregno di echi ancestrali: Dreamshore, o puro abbandono liquido in Tide Invocation II (7/8)
(Gino Dal Soler)

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Letto 936 volte Ultima modifica il Lunedì, 23 Marzo 2015 21:34